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La pesca costituisce una della forme più forti di interazione tra uomo ed ambiente marino ed il Mare Mediterraneo occupa sicuramente un ruolo importante. Negli ultimi decenni le catture sono vertiginosamente aumentate al punto da determinare il collasso di molto stock ittici, realizzando il fenomeno c.d di ​overfishing.

Volgendo lo sguardo al passato…

Volgendo lo sguardo al passato, neanche così remoto, è naturale lasciarsi affascinare dall’ intrinseca ​tradizionalità ​e sacralità che si manifestava nei momenti di pesca e che vedeva uomini, donne e famiglie vivere quei momenti con il rispetto e l’etica di veri e propri ​riti ​non sempre di felice epilogo. Tale valore è ancora più evidente nella pesca del grande Pelagico la cui storia lo ha reso protagonista di pellicole, musei, raccolte, focus di interessi da parte di esperti ed appassionati, rapiti dal fascino di queste creature.

Il Tonno, ieri, e ancor prima di ieri, rappresentava privilegio socio- culturale, sopravvivenza e grandi speranze.

L’uomo pescatore, infatti, che di tale ruolo ne faceva fonte di vita e orgoglio, non vi era momento in cui non riservava preghiere e canti per scandire le faticose fasi lavorative, pregando Santi ed iconiche statue ( es.S. Antonio) che prese in braccio dal grande ​Rais veniva letteralmente riposta in poppa della ​muciara riportandola a terra tutte le sere, per tredici sere consecutive, ove l’ attendevano le donne di famiglia. Un vero ​do ut des, tra Santi e Pescatori i quali ultimi, qualora non avessero portato buoni risultati erano tenuti ad immergere in acqua la statua.

 

Ultimo Rais Favignana

…per non dimenticare mai

A fronte di così tanta storia, e’ difficile immaginare l’enorme fatica che gli uomini di mare ogni stagione dispiegavano, dall’inizio al momento fatidico del “​salpatu”. Tuttavia rimane certa e non va dimenticata l’etica del sacrificio dei Tonni che in quanto tale doveva necessariamente essere finalizzato al bene della comunità, alla generalità della Res Comune, ed a nient’altro.